15 Mar
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L’ingegneria che vola alto

Presentato il volume sulle grandi infrastrutture e la funzione strategica dei trafori alpini

Presso la prestigiosa sede dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma lo scorso 14 dicembre la Fondazione FASTIGI ha organizzato la presentazione del volume “Le grandi infrastrutture e la funzione strategica dei trafori alpini” scritto dal Presidente, Alessandro Focaracci ed edito da Marsilio. Il testo tratta gli aspetti economico-sociali, tecnicoscientifici e politico-finanziari connessi alla realizzazione delle infrastrutture, quali in particolare i trafori alpini.
Il volume prende spunto dalla Conferenza Internazionale, che porta lo stesso nome, organizzata dalla Fondazione FASTIGI nell’ottobre 2015 e presenta, in modo organico e commentato ad oggi, il punto di vista
degli esperti nei diversi campi del settore mettendo in rilievo la grande attualità dell’argomento e invitando ad una riflessione per il futuro.

Gli onori di casa sono stati fatti dall’ing. Tullio Russo, Consigliere dell’Ordine, sempre molto attento e sensibile alle tematiche riguardanti l’infrastrutturazione del Paese e le opportunità di crescita dell’ingegnere
italiano. A seguire gli interventi dell’ing. Ercole Incalza, già Dirigente del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, e del prof. Michele Dau, Direttore Generale del CNEL, che hanno curato rispettivamente
la prefazione e l’introduzione del volume. L’ing. Incalza, con una vasta esperienza nel settore, ha illustrato le grandi opere del passato in ambito di tunnel e valichi, ma soprattutto le grandi idee e la lungimiranza di chi le ha concepite non tanto per una realizzazione fine a se stessa, quanto per quello che ne sarebbe scaturito in termini di benefici e miglioramenti nei decenni successivi. Un’ottica di programmazione che purtroppo è andata persa e che oggi, proprio grazie ai trafori alpini, permetterebbe di risolvere e/o migliorare problematiche relative alla viabilità, all’urbanistica e non ultimo all’ambiente. Michele Dau sottolinea la piacevolezza della lettura del volume, che riesce a coinvolgere anche chi non è strettamente del settore, e che sarebbe utile diffondere a livello scolastico e universitario sia come memoria storica che come base per riaprire un dibattito politicoeconomico-sociale che potrebbe essere di stimolo per la ripresa del nostro Paese.

A seguire è intervenuto l’On. Giuseppe Zamberletti, Presidente dell’Istituto Grandi Infrastrutture, che con una memoria storica ha ricordato come il nostro passato sia stato caratterizzato da tanti esempi di buone programmazioni e buone strategie. Ad esempio, Cavour nel 1870 si associava all’iniziativa Londra-Brindisi-Bombay facendo un’importante scelta strategica che poneva l’Italia meridionale come passaggio di un corridoio valido per lo sviluppo generale del Paese, in un momento storico in cui l’Italia cercava la sua unità. Purtroppo questo spirito programmatorio negli anni è venuto meno, l’Italia ha perso grandi opportunità come la mancata realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina e la scelta del porto di Augusta come portualità che avrebbe agganciato la piattaforma mediterranea all’Europa centrale.
L’On. Zamberletti, seguendo la scia dei relatori che lo hanno preceduto, conclude il suo intervento con un invito: “Dobbiamo richiamare l’attenzione del Paese sulle grandi strategie”.

Alla fine interviene l’autore che espone le motivazioni che lo hanno portato a cimentarsi per la prima volta nel ruolo di scrittore, in qualità di tecnico specializzato nelle tematiche di tunnel, gallerie, sicurezza e infrastrutture in generale. Andando a rileggere gli Atti della Conferenza Internazionale del 2015, l’ing. Alessandro Focaracci commenta: “Anche se sono argomenti di cui si parla e ci si confronta quotidianamente, ho sentito la necessità di andarli a rivedere e approfondire e a cogliere quegli aspetti che per noi sembravano scontati. In realtà per l’opinione pubblica un compito non dico doveroso, ma un’esperienza impegnativa e utile che consiglio a tutti”. Cita ancora l’autore nella premessa del suo libro: “Così come alla fine dell’800 i nostri politici, grazie alla lungimiranza di Cavour, capirono che l’Unità d’Italia sarebbe stata facilitata disponendo di un’efficiente rete di trasporto ferroviario lungo la Penisola, oggi si deve comprendere che l’integrazione europea, non solo quella politica e monetaria, ma anche quella sociale e culturale, si ottiene completando la rete di trasporto attraverso tutti i paesi dell’Unione Europea. Per l’Italia il sistema dei valichi è fondamentale per realizzare il collegamento al resto del continente europeo e fare da ponte con quello africano ed asiatico”.
L’autore ha illustrato quindi la struttura del libro, con una prima parte che tratta gli aspetti economico-sociali, una seconda parte che tratta gli aspetti tecnicoscientifici sia in ambito di costruzione che d’esercizio, e una terza in cui si affronta la tematica politicofinanziaria con un richiamo al concetto della legalità, che non dovrebbe essere imposta per legge ma insita in ogni uomo e che assieme all’efficienza dovrebbero gettare le basi per la ripresa del Paese.
Ma occorre che chi opera nel settore si proietti, con uno spirito programmatorio, alla crescita e lo sviluppo per realizzare opere che onorano il genio e l’audacia dell’uomo

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